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Sweet Bologna, la dolcezza sotto le Due Torri


Oggi l'occasione è ghiotta (in tutti i sensi :)) per parlarvi del primo appuntamento di quello che mi auguro diventerà l'evento di riferimento della pasticceria in Italia.
Sto parlando di Sweet Bologna che prenderà il via questo fine settimana da sabato 3 a domenica 4 dicembre.
La centralissima via Rizzoli si animerà con gli stand dei pasticceri bolognesi  che per due giorni oltre a proporre le loro creazioni si sfideranno su due fronti:
  • una rivisitazione del dolce-simbolo di Bologna, la mitica Pinza e
  • creare un nuovo dolce rappresentativo della città


 I maestri pasticceri che si sfideranno a Sweet Bologna:

Forno Pasticceria Valentini
FeliCity Café
Gamberini
Bakery Station
Pasticceria Cioccolateria Ben Ti Voglio
Pasticceria La Borbonica
Pasticceria Beverara
Fiordaliso Ristorante Caffetteria Pasticceria
La Torteria


A Sweet Bologna ci saranno due giurie, una popolare ed una professionale che giudicheranno i dolci e decreteranno il vincitore.
La giuria popolare potrà votare acquistando un piccolo assaggio da tutti e ricevendo un timbro sulla scheda di voto.
La giuria professionale sarà composta da professionisti del settore.

Insomma, un evento da non perdere!
Non potevo scatenarmi in una delle mie vignette, stavolta è il Nettuno ad andarci di mezzo, diciamo che l'ho un pò addolcito! :))

In più, questa è per me l'occasione per fare il tifo per una persona speciale, un ragazzo come ce ne sono pochi oggigiorno (oddio! parlo come mia nonna!!! :-D), proprio così. Federico Bardasi è uno dei pasticcieri della Pasticceria Beverara. 
Solitamente non promuovo attività o prodotti, ma in questa occasione ho fatto molto volentieri un'eccezzione!
Federico è una new entry in questa pasticceria, è giovane ma ha già una grande esperienza alle spalle, nonchè possiede un  indubbio talento per la pasticceria, tanta umità e tanta voglia di fare. Un ragazzo d'oro, che con le sue qualità riassume perfettamente uno dei miei motti preferiti  "sapere, saper fare e saper essere". E lui è tutte queste cose insieme.
Lo staff della Pasticceria Beverara
                    

Dite che è troppo per una sola persona? :-)  Andatelo a conoscere questo week-end allo stand della Pasticceria Beverara e vedrete se non sarete d'accordo con me!
Conoscerete anche gli altri componenti dello staff, i proprietari Vincenzo e Luca Porretto, quest'ultimo vincitore di numerosi riconoscimenti e protagonista del programma televisivo "Il Mago delle Torte" in onda sul canale È TV Rete 7 con le sue torte scenografiche, creative e dal forte impatto visivo.

Completa lo staff, il pasticcere Marco Ferroni,

Contatti:
Pasticceria Beverara
Via G. Matteotti, 183
40013 Castel Maggiore BO
Tel. 051/6345354
Web

Facebook

Visto che uno dei dolci oggetto della sfida è la mitica Pinza bolognese, mi è venuta voglia di rifarla!
Ho testato diverse ricette, ora quella che uso di solito è di Gino Fabbri che utilizza l'impasto della ciambella bolognese.
Eccola qui:






























per la ciambella bolognese
dosi ricalcolate per 500 g di impasto
250 g di farina 00 (debole) 
8 g di lievito in polvere (baking)
50 g di burro morbido
100 g di zucchero semolato
63 g di uova pastorizzate
50 g di latte intero
scorza di un quarto di limone
per il ripieno:
250 g di mostarda bolognese
zucchero a velo
latte per spennellare la superficie 

Fate la fontana con la farina setacciata e il lievito. Aggiungete lo zucchero, le uova, il latte e la scorza di limone grattugiata, infine il burro molto morbido (quasi fuso).
Impastate giusto il tempo per amalgamare gli ingredienti, formare una palla e avvolgerla in pellicola trasparente. Riponete in frigo per un'ora.
Stendete l'impasto in un rettangolo, spalmatevi sopra per 3/4 della superficie la mostarda bolognese, chiudere a pacchetto e stringere i bordi.
Spennellare con poco latte e cospargere di zucchero.
Infornate per 30 minuti a 180°C fino a quando non è ben dorata.




Il Tiramisù di Jessica Rabbit

Questa foto partecipa ai premi 30mm



"Io non sono cattiva, è che mi disegnano così!"

No, non l'ho detto io :-D
A parlare è la più sexy mai disegnata, il personaggio che vanta più curve di Lombard Street a San Francisco -che in confronto è un'autostrada- :), il sogno erotico non solo di quel roditore di suo marito Roger Rabbit, ma anche di tutto l'universo lato maschio. In pratica, una così, non esiste.

Infatti lei nasce dalla lussuriosa mente del suo creatore Gary K. Wolf, che per il film "Chi ha incastrato Roger Rabbit?" doveva creare la più sexy delle creature. 

Insomma, avrete capito tutti che sto parlando di Jessica Rabbit! Ma che c'entra con il Tiramisù?

Presto detto: quella pazz.. ehmm, meravigliosa e vulcanica personcina della Susy May, fresca vincitrice con le sue Star Trek Tapas, ha proposto, per la sfida n. 61 dell'MTChallenge, il dolce più amato e tentatore di tutti: il Tiramisù!!!! Attenzione però, il nome e la natura peccaminosa di questo dolce le ha ispirato l'aggancio obbligatorio ad un film, ad un'attore o attrice dalla sensualità prorompente.

Considerato che il mio massimo di sensualità è darmi il rossetto il sabato sera quando prendiamo la pizza d'asporto :), sono ricorsa proprio ai miei adorati cartoons, che se da un lato sdrammatizzano il tema, dall'altro lo esaltano come solo un tratto di matita può fare!


Così ho immaginato la scena di un ménage à trois: Lola Bunny (per restare fra conigli :)) e Jessica Rabbit si stanno contendendo il mitico coniglio... o la lunghissima carota? :))
Susy May, che sembra non curarsi della scena, è impegnata in un tête à tête col tiramisù!!

OK-Rinchiudetemi :))




Associare le carote a Jessica Rabbit è stato tanto banale quanto indovinato: questo tiramisù è stato spazzolato in men che non si dica!

Il resto l'hanno fatto la bagna allo Champagne e i savoiardi con zenzero e mandorle che hanno equilibrato la dolcezza del mascarpone e delle carote.

Ed ecco qui il mio:

TIRAMISU' DI JESSICA RABBIT

per 4 persone
per i Savoiardi
(da una ricetta di Iginio Massari - NSZ vol.1)
130 g di tuorli
60 g di zucchero
scorza di 1/2 limone bio
1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato finemente (mia aggiunta)
1 cucchiaino di zenzero in polvere (mia aggiunta)
240 g di albumi
50 g di zucchero
40 g di farina 00
40 g di farina di mandorle (mia aggiunta)
80 g di fecola

per la bagna allo champagne
250 g di acqua
100 g di zucchero
100 ml di Champagne

Per il mascarpone fatto in casa (ricetta passo-passo qui)
(ne verrà circa 400 g)
600 ml di panna fresca al 35% di grassi
1 cucchiaio di succo di limone

Per la crema di mascarpone alle carote
400 g di mascarpone
300 g di carote lessate e frullate
3 tuorli
3 cucchiai di zucchero di canna

per il topping
1 carota grande tagliata a brunoise
1 noce di burro
1 cucchiaio di zucchero di canna 
1/2 bicchiere di Champagne
un pizzico di zenzero in polvere




Primissima cosa preparate il mascarpone, perchè dovrà riposare parecchio in frigo:
Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagno maria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C. A questo punto, unite il succo di limone e
mescolate bene : la panna inizierà ad addensarsi. Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Togliete la ciotola dal bagno maria, coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata.
Tasferitela in un colino a maglie fitte,, rivestito di un canovaccio pulitissimo e posto sopra ad una ciotola o scodella. Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi con un elastico e appendetelo
all’interno del frigo, lasciando sotto il colino e la ciotola. Lasciate riposare altre 24 ore, durante le quali il composto perderà il suo siero: la parte soldia restante satà il mascarpone. Mettetelo in un
barattolo di vetro sterilizzato e a chiusura ermetica e conservatelo il frigo fino al momento dell’uso (non oltre i tre giorni).

Seconda cosa i savoiardi:
montate i tuorli con i 60 g di zucchero, aggiungendo lo zenzero in polvere, quello grattuigiato e la scorza del limone anch'essa grattugiata finemente. Fate montare fino a che non saranno aumentati di volume e schiariti.
A parte montate a neve ferma gli albumi con i 50 g di zucchero.
Setacciate assieme le farine e la fecola.
Unite 1/3 di albumi nella montata di tuorli, incorporandoli delicatamente con una spatola e  con movimenti dal basso verso l'alto. Aggiungete quindi la metà delle polveri ed amalgamatele nello stesso modo. Procedete aggiungendo con un altro terzo di albumi e le restanti polveri. Per ultimo unite l'ultimo terzo di albumi.

Trasferite l'impasto in un sac à poche e su una placca rivestita di carta forno modellate dei bastoncini lunghi 8-10 cm distanziati fra loro.



Cospargete la superficie con zucchero semolato e zucchero a velo e cuocete in forno a 200 ° statico per 8-10 minuti. 
I miei primi savoiardi!


Per la crema al mascarpone:
lessate le carote e frullatele ottenendo una purea. Passatela al colino.
Montate i tuorli con lo zucchero fino a che non avrete ottenuto una massa ben gonfia e dal colore più chiaro, aggiungete il mascarpone e la purea di carote, incorporandoli bene.
Tenete in frigo fino al momento di utilizzarla.

Per la bagna allo champagne:
In un pentolino dal fondo spesso fate sciogliere lo zucchero nell'acqua e portate a bollore. 
Spegnete e lasciate intiepidire. Unite lo champagne e mescolate bene. 
Mettete al fresco fino al momento di servirvene. 

Per il topping
tagliare una carota in piccolissimi dadini (brunoise). In una padella fate sciogliere la noce di burro e a fiamma alta fate saltare la brunoise di carote. Aggiungete lo zucchero e lo zenzero, spadellando velocemente, poi sfumate tutto con lo champagne. Le carote devono cuocere pochissimo, dovranno rimanere belle croccanti.

Montaggio del dolce:

Bagnare i savoiardi con la bagna allo champagne e fate un primo strato. Ricoprite i savoiardi con la crema di mascarpone alle carote, coprite con altri savoiardi e altra crema. Ripetete ancora per un'altro strato finendo sempre con la crema.


Completate cospargendo la superficie con la brunoise di carote.


Servite freddo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.61 dell'MTChallenge:




Vade DIETRO... LA LASAGNA! IL NUOVO LIBRO DELL'MTCHALLENGE!















Quinto libro, quinta e nuova, emozionante avventura.
Esce oggi in tutte le librerie d'Italia e on-line su Amazon il nuovo libro targato MTChallenge "Dietro La Lasagna" che raccoglie il meglio della sfida MTChallenge dedicata alle lasagne.

Tantissime ricette che spaziano dalla più tradizionale lasagna alla bolognese alle versioni più originali, fantasiose ed eleganti con cui stupire i vostri commensali: lasagne al ragù di coniglio e nocciole, lasagne al caffè con gamberoni, radicchio e salsa Mornay allo scalogno, lasagne che si credono paelle con gamberi, cozze e vellutata all'extravergine di oliva, zafferano e cozze solo per citarne alcune.. non vi viene da sognare solo a leggere i titoli di queste ricette?

Il libro si completa con tante ricette di pasta al forno, salse e vellutate, tutte ricette super golose e facili da fare.. quelle che spariscono in un attimo!!

Alessandra Gennaro scrive un'altro libro meraviglioso, con accurate indicazioni su come realizzare al meglio ogni tipo di lasagna, trucchi e suggerimenti per non sbagliare MAI! Eppoi storia, curiosità, e tanto altro ancora, raccontato con il suo inimitabile stile.
Paolo Picciotto è dietro alla macchina fotografica: le foto parlano da sole, sono di una bellezza che lascia senza parole. Fatemene dire due però: LO ADORIAMO. Perchè è un professionista incredibile: attento, premuroso, generosissimo che si è messo al servizio di una Community di non professioniste dello scatto senza riserve anzi con un'energia che ci ha lasciato sorprese e commosse.
Ultima ma non ultima la nostra adorata Mai Esteve che ha curato lo styling e le illustrazioni.. un talento unico ed inarestabile!

Ed ecco qui the "Fab trio"!!






 
Titolo: Dietro la Lasagna
Casa editrice: Gribaudo (Gruppo Feltrinelli)
Testi: Alessandra Gennaro
Foto: Paolo Picciotto 
Illustrazioni e styling: Mai Esteve
Costo: € 14,90 (solooooooo? :-)

L'ente che sosteniamo e' Piazza del Mestieri,  un progetto meraviglioso che guarda al futuro dei ragazzi in difficoltà, insegnando loro la dignità che porta il lavoro.
Perchè se il passato è andato, il presente ci arriva addosso come un treno, il futuro lo possiamo coltivare e migliorare!

Vi lascio con qualche immagine del libro in anteprima!
















La Apple Pie di Mary Pie per the Recipe-tionist!


No, non il blog, cioè sì anche quello ma volevo presentarvi proprio il dolce di Maria Pia Bruscia che ha dato il nome anche al suo blog e quindi... beh, mettiamoun pò d'ordine :))
The Recipe-tionist è sicuramente il gioco di condivisione più bello del web, frutto della mente geniale e generosa della Flavia del blog Cucicuocidici.
Semplici regole che fanno capo ad una fondmentale: la circolazione del sapere, in questo caso culinario.

Questo mese ci apre le porte del suo blog Maria Pia, detta Mapi, del blog La Apple Pie di Mary Pie. Un nome, una storia, un blog che è una miniera di ricette eccezionali grazie a quel pozzo di sapienza culinaria che è la sua autrice.
Dopo aver guardato e riguardato le sue ricette, sono stata un pò combattuta sulla scelta. Mi sarebbe piaciuto imparare a cucinare le quaglie o qualche altro pennuto in cui Mapi è maestra, ma il richiamo dei dolci è stato più forte. Da adoratrice di dolci con le mele, fra le varie ricette non potevo che scegliere la sua ricetta-simbolo, la Apple Pie, appunto.

Cosa c'è di più confortante per corpo e spirito, di una calda apple pie? Niente, credete a me.
E nel pensare alla vignetta per la cara Mapi, mi è venuta immediata l'associazione con Nonna Papera, e non solo perchè la simpatica pennuta ne sforna in continuazione da cinquant'anni :)) è anche perchè, come Nonna Papera, Mapi è veramente esperta in cucina, una certezza, la nostra roccia granitica, il nostro rifugio dove imparare le preparazioni base, quelle che ti insegnano nei corsi professionali di cucina, mica le cavolate che si trovano in rete. Da Mapi si parla il linguaggio della competenza, altrimenti si tace. Antica sapienza e saggezza, proprio come l'amata Nonna Papera.
Ok, rinchiudetemi. :)))
Nel disegno l'ho immaginata così, e per dare un effetto "vintage" ho usato una matita a carboncino, non so se si vede, è stata la prima volta e forse devo prenderci ancora la mano, ma il risultato è questo. Spero che ti piaccia Mapi!! 























Torniamo alla ricetta.
La Mapi ha proposto questa apple pie per una delle prime sfide targate MTChallenge, ispirandosi ad una crostata di mele al rosmarino di Knam pubblicata da Alessandra Gennaro nel lontano 2010 (lei è sempre avanti anni luce!!)


Dosi per una teglia di 24 cm di diametro

Per l'impasto (flaky pie crust):
440 g farina 00
250 g burro freddo
120 ml acqua ghiacciata
2 cucchiai di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di sale

Per il ripieno:
500 ml latte di mandorle già pronto
1,5 cucchiai colmi di amido di frumento
30 g di pasta di pistacchio grattugiata
600 g di mele golden 1 rametto di rosmarino


Vi riporto integralmente le indicazioni di Mapi (perfette, che ve lo dico a fà?) per il metodo per l'impasto a mano:
Versare farina, zucchero e sale in una ciotola capiente e mescolarli con una forchetta per distribuirli in modo omogeneo.
Tagliare il burro freddo di frigorifero in cubetti di 2 cm e aggiungerli alla ciotola, mescolando con la forchetta per infarinarli bene.
Aiutandosi con il pastry blender o con due coltelli, tagliare il burro nella farina fino a formare delle grosse briciole.
Spruzzare l'acqua ghiacciata e mescolare con la forchetta, finché l'impasto risulta umido in maniera omogenea. Se l'impasto sembra troppo bricioloso, aggiungere altra acqua ghiacciata, un cucchiaio alla volta, e mescolare con la forchetta.
L'impasto è pronto quando si compatta appena: non lavorarlo troppo, o risulterà duro dopo la cottura.
Trasferire l'impasto in abbondante pellicola trasparente; afferrarne le estremità e con il dorso della mano premere l'impasto attraverso la pellicola formando 2 dischi spessi. Avvolgerli strettamente nella pellicola e metterli a raffreddare in frigo per un'ora o per tutta la notte.

Preparare la crema: stemperare in una tazza l'amido con un pochino di latte di mandorla, poi unirlo a quello rimanente, che avrete versato in un pentolino dai bordi alti. Aggiungere la pasta di pistacchio e porre su fiamma media mescolando continuamente fino a quando la crema si rapprende. Non c'è bisogno di zucchero perché il latte di mandorla è già molto dolce. Far raffreddare.

Sbucciare le mele, togliere il torsolo e tagliarle a fettine.

Montare la pie, stendendo un disco per volta: infarinare leggermente il piano di lavoro, l'impasto e il mattarello. Lavorando con quest'ultimo dal centro verso i bordi in tutte le direzioni, stenderlo fino ad ottenere un disco di 7,5 cm più largo della teglia. Sollevarlo e girarlo spesso aiutandosi con una raschia per evitare che si attacchi al piano di lavoro, infarinando leggermente il piano e il mattarello all'occorrenza.

Avvolgere il disco attorno al mattarello, eliminando la farina in eccesso con un pennello. Posizionare il mattarello sulla teglia precedentemente imburrata e svolgervi sopra l'impasto, centrandolo bene. Premere delicatamente sul fondo e lungo i lati della teglia, facendo attenzione a non tirarlo e spezzarlo.

Versarvi dentro la crema leggermente raffreddata e cospargerla con il rosmarino tritato (ne verrà circa 1 cucchiaio).
Porre sopra a questo le mele.
Il ripieno dovrebbe essere di qualche cm più alto del bordo della teglia: la frutta infatti si ritira in cottura rilasciando i suoi liquidi, e mettendone troppo poca si estrarrebbe dal forno un dolce concavo.
Coprire con il secondo disco di impasto, anche questo steso più largo della teglia, centrandolo bene.

Pareggiare i bordi dell'impasto aiutandosi con un coltellino affilato, lasciando un'eccedenza di 2 cm.
Arrotolare l'eccedenza su se stessa verso il centro del dolce e premere con il pollice o con i rebbi della forchetta per creare un bordo decorativo.

Praticare 3 o 4 tagli a raggiera dal centro della cupola verso i bordi con un coltellino affilato, in modo da permettere al vapore di fuoriuscire durante la cottura.

Infornare nel forno preriscaldato a 200 °C per 15 minuti, poi ridurre il calore a 180 °C e proseguire la cottura per 40-45 minuti, finché la torta è dorata e la frutta all'interno risulta morbida.
Il profumo è da svenire, una roba meravigliosa che sa di burro e mele.. fantasticaaaaa!!




























La foto è penosa, ma ne volevo fare subito una con la pie appena sfornata anche se era quasi mezzanotte, volevo imprigionare questo profumo meraviglioso e cercare di non farlo andare via...

Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Ottobre!

 

Tapas per MTC o MTC per tapas?

Non ridete, ma anch'io vorrei partecipare ai premi fotografici con questa foto :-D
Lo ammetto, sono MTChallenge addicted.
Ogni mese aspetto con trepidazione la pubblicazione della nuova ricetta, ogni mese strapazzo il neurone solitario alla ricerca della mia personale versione e fino a che non trovo quella che mi soddisfa in pieno non riesco a pensare ad altro.
Per la sfida MTC di questo mese ci sono le Tapas di Mai Esteve.

Ed è una sfida a tutto ♥cuore♥ per me, sia perchè la Mai Esteve ne ha uno GRANDE COSI', sia perchè è impossibile da non amarla alla follia e poi anche perchè l'ideona :)) che mi è venuta come fil rouge per proporre le mie tapas riguarda proprio l'affetto che mi lega a lei, all'Ale Gennaro, a questo gioco e a tutti i suoi partecipanti: proporre sotto forma di tapas tre  ricette scelte fra quelle delle sfide targate MTChallenge del passato a cui non ho partecipato, aggiungendo a ciascuna un ingrediente per rendere omaggio alla Mai, quindi la curcuma :)) e cercando in ogni ricetta di ricreare un effetto cromatico giallo/rosso per richiamare la bandiera spagnola, in onore delle origini della nostra guapa!
Sono andata a guardare sul sito le sfide passate e sfogliando fra le prime edizioni ho scelto: la pasta alla Norma (sfida n.2), gli involtini di verza (sfida n.6) e il Danubio (sfida n.8).
Le tapas sono quei deliziosi assaggini di cibo che accompagnano le bevute di ogni bar spagnolo e non solo: infatti sono ormai famosi in tutto il mondo anche se forse solo in pochi sanno (ed io fino a qualche giorno fa ero fra quelli) ne esistono di tre tipologie principali: i pinchos, i montaditos e le tapas propriamente dette.
I primi sono principalmente finger food che si possono mangiare in piedi e che vengono serviti infilzati in uno stuzzicadenti o spiedino, i montaditos sono bocconcini che hanno una base di pane sulla quale viene messo il condimento  e le tapas propriamente dette non sono altro che mini porzioni di un piatto intero, da consumarsi seduti e con le posate.

Quindi per questa sfida la pasta alla Norma è diventata una tapas, gli involtini di verza dei golosi pinchos e il danubio ha fatto da meravigliosa base per i miei montaditos.

E questi tre inseparabili della cucina spagnola mi hanno ispirata per la vignetta dedicata a Mai, trasformata in Frida Kahlo (il talento ce l'ha tutto) assieme ai suoi inseparabili cagnolini Frida e Kahlo, appunto :-))


Ma come nascono le tapas? Ho guardato un pò in rete ed ho scoperto che le loro origini risalgono addirittura al XIII secolo quando re Alfonso X  detto "il saggio” decise che, nei ristoranti della Castiglia, non si dovesse servire un bicchiere di vino senza essere accompagnato da un pó di cibo. Questo per evitare che i commensali si inebriassero troppo velocemente.
Inizialmente la tapa si metteva sopra la brocca o il vaso di vino, per far sí che “tappasse” il recipiente; da qui deriva l’origine della parola. Accompagnava la bibita e, allo stesso tempo, evitava che qualche insetto vi cadesse dentro. A quei tempi la tapa consisteva in una fetta di prosciutto, di salame o di un altro salume e, altre volte, veniva sostituita con un pezzo di formaggio.
Cervantes, nel “Quijote” chiama le tapas “llamativos” (qualcosa di appariscente), mentre Quevedo le chiama “aviso” o “avisillo” (avviso). 
Sembra che la storia della tapa ebbe origine con questo aneddoto: il re Alfonso XIII stava visitando la provincia di Cadiz e, passando per il Ventorillo del Chato (albergo che esiste ancora oggi), si fermó per riposare un pó. Il re chiese un vino di Jerez, in quel momento entró una corrente d’aria per la finestra e, affinché il vino non si riempisse di sabbia, il cameriere ebbe la brillante idea di mettere una fetta di prosciutto sul bicchiere de re. Il re chiese il motivo di quel gesto ed il cameriere, scusandosi, gli disse che l’aveva fatto per evitare che la sabbia finisse nel vino.
Al re piacque l’idea, mangió la tapa e bevve il vino e chiese un altro bicchiere con un’altra tapa. Quando i membri della Corte che lo accompagnavano videro la scena, chiesero lo stesso. Come possiamo osservare  é piú o meno la  stessa storia, ma con un altro protagonista.
La definizione che si trova  nel dizionario Real Academia Española é “ogni porzione di cibo che accompagna una bibita”. Nonostante ció, la tapa ha diversi nomi a seconda della regione spagnola in cui si prende. In Aragon e Navarra si chiama “alifara”, nei Paesi Baschi si chiama “poteo”, ecc. La bibita che in genere accompagna la tapa é il vino, ma anche il consumo della birra é cresciuto moltissmo negli ultimi anni.
Le tapas si sono arricchite con il tempo; mentre prima si servivano semplicemente olive (di ogni tipo) e qualche arachide oggi le bibite sono accompagnate da piattini di zuppe tipiche, polpette di carne in salsa, piccoli panini, che possono benissimo sostituire un pranzo o una cena. Insomma, il tapeo (andare in bar in bar e provare diverse tapas) é un modo simpatico per bere senza ubriacarsi :)) assaggiando diverse e sfiziose pietanze.
Fonte: Istituto Mediterraneo Sol  

Detto questo, vamos a tapeo!
Tapas: Pasta alla Norma (MTChallenge n.2)

Ingredienti pe 4 persone ancora sobrie :))
400 g di bucatini
1 melanzana
100 g di ricotta salata
1,5 kg di pomodori maturi
2 spicchi d’aglio
1 mazzetto di basilico
olio EVO
sale e pepe

Lavate i pomodori e tuffateli in una terrina con acqua calda, per una decina di minuti. Pelateli, privateli dei semi e tritateli grossolanamente: poi, trasferiteli in un tegame in cui avrete fatto imbiondire l’aglio con un filo d’olio. Aggiungete le foglie di basilico, una presa di sale e una spolverata di pepe, poi mescolate e lasciate addensare il sugo su fiamma moderata.
Sciacquate la melanzana e tagliatela a dadini, tenendo quattro fette abbastanza spesse che griglierete e che formeranno la base della tapa. Disponete invece i dadini di melanzana su una teglia foderata di carta forno. Aggiungete un filo d'olio d'oliva e un pizzico di sale fino. Infornate a 180°C fino a doratura.
Lessate la pasta in acqua bollente salata (dove avrete aggiunto un cucchiaino di curcuma in polvere), scolatela al dente e versatela nel tegame con la salsa. Mescolate con cura e aggiungete le melanzane, una manciata di foglioline di basilico e la ricotta salata a scaglie.

Formate tanti rotolini che disporrete negli incavi di una teglia da muffins imburrati o nei pirottini di carta. Gratinate in forno caldo per circa 10-15 minuti.


Montadito: Il Danubio di Teri (MTChallenge n. 8) con Tapenade di pomodori secchi e prosciutto crudo che voleva essere un Jamon Serrano Pata Negra ma era nato a Parma :))


Per il Danubio:
500gr di farina (300gr manitoba, 200gr farina 00)
170gr di latte
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr)
10gr di lievito di birra
40gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80gr di strutto
20gr di burro

-1 pizzico di curcuma

Sciogliete il lievito nel latte tiepido insieme al cucchiaino di miele. Una volta sciolto aggiungere la farina, la curcuma e iniziare ad impastare.
Unite l'uovo interno e 2 tuorli (uno tenetelo da parte), lo zucchero ed impastate fino ad assorbimento.
A questo punto aggiungere l'ultimo tuorlo rimasto con il sale e fate assimilare completamente all'impasto.  Quando le uova saranno completamente amalgamate unite lo strutto e il burro e impastate fino a che non siano completamente assorbite.
A questo punto continuate ad impastare fino a che l'impasto non sia incordato.
Per rendervi conto vedrete che man mano l'impasto diventerà liscio, lucido e pulirà la ciotola.
Quando arriverete a questo punto fate la prova del velo, cioè staccate un pezzetto e stendetelo finchè non riuscirete a vederne la trasparenza. Se si rompe prima di arrivare a questo punto dovrete continuare ad impastare.
Quando l'impasto sarà incordato mettere a lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio.
Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), sgonfiate l'impasto e formate un salsicciotto. Da questo ricavatene tanti pezzetti da circa 30/40 grammi l'uno, Formate tutte le palline, imburrate una teglia da 28 cm e disponete i paninetti vicini, ma non attaccati.
Far lievitare fino al raddoppio poi cuocere in forno a 220°C per circa 10-15 minuti.


Per la Tapenade di pomodori secchi (Da "L'Ora del Patè" ricetta di Sandra Venturoli Vacchi) 
150g di pomodori secchi
75 g di capperi dissalati
75 g di olive nere denocciolate
3 pizzichi di origano
3 pizzichi di polvere di peperoncino
qualche seme di finocchio
1 foglia di alloro
160 g di olio evo


In una pentola portare ad ebollizione 1/2 litro d'acqua e 1/2 litro di aceto bianco. Spegnere ed immergere i pomodori per mezz'ora. Scolateli ed asciugateli accuratamente.
Tritateli con i capperi, le olive, l'olio, l'origano e il peperoncino. Mettete il patè in un vasetto aggiungendo i semi di finocchio e coprendo con la foglia di alloro. Coprite a livello con altro olio.
Si conserva bene in frigorifero con l'accortezza di tenerlo sempre coperto di olio.


Spezzate il Danubio nelle varie porzioni e tagliatele a metà. Spalmatele generosamente di tapenade,  guarnite con una fetta di prosciutto crudo e decorate con un'oliva nera.

Pinchos: Involtini di verza di Mapi (MTChallenge n. 6)

per 4 persone: 350 g di carne tritata mista (manzo e maiale)
200-250 gr di salsiccia
1 patata media (come Mapi, mia aggiunta)
1 spicchio d'aglio tritato
sale
12 foglie di verza
4-5 cucchiai di passata di pomodoro
2 peperoni gialli (mia variante)
1/2 cipolla tritata fine
1/2 bicchiere di vino bianco
sale e pepe
Olio evo q.b.
1 cucchiaino di curcuma in polvere


Ho seguito le indicazioni di Mapi ed ho ammorbidito le polpette con una patata lessata e passata allo schiacciapatate. Sbollentate le foglie di verza per 5 minuti e tuffatele in acqua e ghiaccio per fermare la cottura e mantenere il colore. Mettetele a scolare su un canovaccio pulito.
Lessate la patata e schiacciarla con lo schiacciapatate o con i rebbi di una forchetta.
Preparare l'impasto di carne, patata, aglio, sale e pepe e ricavarne 12 mucchietti delle stesse dimensioni. Avvolgete ciascuna polpettina nelle foglie di verza e chiudetele a pacchetto, utilizzando spago da cucina oppure senza ripiegando bene le verze attorno alla carne mantenendo l'apertura sotto.
Tritare finemente la cipolla e metterne metà in una padella grande, che possa accogliere tutti gli involtini. Mettervi un dito d'acqua e olio extravergine di oliva e cuocere a fuoco basso, fino a che la cipolla non diventi trasparente e l'acqua evapori.

Adagiare gli involtini sul soffritto e portare a doratura su fuoco vivace, sfumare con il vino bianco e una volta evaporato l'alcool mettere la passata di pomodoro, regolate di sale e pepe e cuocete per 20 minuti a fiamma bassa girando gli involtini a metà cottura. In un'altra padella fate imbiondire l'altra metà della cipolla in poco olio e fate saltare i peperoni tagliati a cubetti fino a che non saranno teneri. Regolate di sale e pepe, aggiungete la curcuma poi frullateli e passate la crema in un colino a maglie strette.
Infilzare due o tre involtini in uno spiedino di legno, mettere un poco di salsa di peperone sul fondo di un piattino ed appoggiarci sopra lo spiedino. Guarnire con la salsa di pomodoro.

 
Con queste ricette partecipo alla sfida n.60 di MTChallenge dedicata alle tapas! 

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